Prima Giornata mondiale della radio. Padre Lombardi: siamo voce di speranza e di libertà nel mondo
“Una radio libera, indipendente e pluralista è essenziale per le società sane ed è di vitale importanza per la promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. È una delle considerazioni contenute nel messaggio del direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, scritto per l’odierna e prima Giornata mondiale della radio. Una celebrazione che ha in Pisa la prima città scelta per celebrare l’evento in Italia, ovvero nel luogo in cui oltre cent’anni fa Guglielmo Marconi costruì la stazione intercontinentale di Coltano. Alessandro De Carolis ha domandato a padre Federico Lombardi, direttore generale della Radio Vaticana, quali “sentimenti” susciti questa Giornata in una emittente come quella pontificia che trasmette praticamente da quando la radiofonia fu inventata:
R. – La sensazione è quella di far parte di un’epoca nuova; di aver accompagnato, con il nostro lavoro, il nascere di un tempo in cui la comunicazione umana, grazie alla radio, ha raggiunto – diciamo – uno stadio nuovo, più intenso, più pervasivo, più rapido. Realmente nella storia dell’umanità noi ricordiamo l’invenzione della stampa come una tappa estremamente importante, così anche l’invenzione della radio diventa un modo nuovo attraverso cui la comunità umana può comunicare, può unirsi, può dialogare. Ci sono tanti aspetti, quindi, positivi di questa grande scoperta e dell’inizio dell’uso di essa nella radiofonia che vanno continuamente valorizzati per una crescita dell’umanità come comunità.
D. - La radio “sorella povera” della televisione: un adagio del passato che il presente in parte sconfessa, dal momento che i dati di ascolto danno il mezzo radiofonico in netta crescita e quelli televisivi in diminuzione. A cosa si deve, secondo lei, questa tendenza?
R. – Bastano delle considerazioni molto pratiche: vedere come la radio è flessibile come media; vedere come può essere ascoltata in tanti momenti della nostra giornata, in tante situazioni della nostra vita, in cui non è possibile fare ricorso ad altri media scritti o visivi. Bisogna poi pensare anche che permette un genere di comunicazione un po’ suo, diverso da altri medium, tendente all’approfondimento: la radio evita le degenerazione della spettacolarità che abbiamo nella televisione: queste discussioni forsennate, prive di rispetto dell’uno e dell’altro. Nella radio cerchi, invece, l’ascolto e cerchi di sviluppare anche un discorso più approfondito e più prolungato, di cui tante persone sentono il desiderio e la mancanza anche nella nostra cultura. Io penso, per esempio, ai tanti ascoltatori notturni, alle persone malate, alle persone non vedenti: la radio è un modo di avvicinarsi all’anima delle persone e che rimane di un grandissimo valore. Inoltre, non dimentichiamo che la radio è il medium che usa la musica come forma di arte a sé congeniale e sappiamo quanto la musica sia importante nel mondo di oggi per la comunicazione, in particolare delle giovani generazioni, ma un poco di tutti. Tra l’altro la radio è anche un mezzo che non richiede degli investimenti colossali e quindi è più alla portata di iniziative di comunicazione locali, molto distribuite nei vari luoghi, in Paesi più poveri e così via. Quindi sono tanti i motivi per cui la radio continua ad essere un medium con delle sue possibilità specifiche e che ne spiegano l’attualità.
D. – Proprio ieri, la Radio Vaticana ha festeggiato 81 anni di età, concludendo idealmente l’anno giubilare dell’ottantesimo. Che bilancio si può fare di questi mesi?
R. – Per noi, è stata una grande occasione per ripercorrere la nostra storia, riflettere su di essa e quindi anche sulla nostra missione: sul servizio cioè che i Papi ci hanno affidato per il bene della Chiesa e dell’umanità, diffondendo i loro messaggi che sono messaggi di servizio del Vangelo, di servizio degli uomini, che attraversano situazioni molto diverse. In 80 anni abbiamo passato grandi tragedie e momenti esaltanti: pensiamo alla Guerra mondiale, pensiamo al Concilio Vaticano II... Di questo ne abbiamo fatto oggetto della nostra riflessione e della nostra comunicazione, mettendo a disposizioni di popoli estremamente diversi, con tante lingue diverse, per tante culture diverse, dei messaggi sempre intesi al bene dell’umanità, alla comprensione reciproca, alla speranza e alla pace. E questo noi intendiamo continuare, anche se cambiano le situazioni e i problemi: noi vogliamo essere una voce di speranza, di saggezza ispirata dal Vangelo in appoggio al magistero del Santo Padre.
D. – Sotto la pressione inarrestabile dell’evoluzione tecnologica, oggi “fare radio” ha modalità lontane anni luce dai tempi di Marconi. È possibile – nell’era multimediale, del “condividi tutto e subito” – mantenere comunque un’identità specifica?
R. – L’identità specifica nostra dipende dalla missione, da quello che noi vogliamo dire, dall’ispirazione del messaggio e dai suoi contenuti. Naturalmente, però, i linguaggi con cui questo viene fatto, e gli strumenti evolvono rapidamente e noi continuiamo a chiamarci radio e siamo sostanzialmente una radio, ma una radio che evolve nel mondo della multimedialità e della convergenza digitale: per cui continuiamo a chiamarci Radio Vaticana, ma pubblichiamo testi scritti su Internet, facciamo video news, abbiamo sviluppato un player per cui mettiamo in diretta le immagini che riceviamo dal Centro Televisivo Vaticano. Siamo quindi entrati completamente in un mondo che non è strettamente e semplicemente quello della radiofonia e, a volte, la gente non si rende conto facilmente di questo: noi continuiamo quindi a chiamarci Radio Vaticana, ma non siamo più semplicemente una radio, anche se conserviamo un’attenzione e una capacità ad un tipo di comunicazione che ha un linguaggio rapido, che è centrato anche sulla tempestività e sull’attualità e che cerca – questo è molto importante – di tradurre rapidamente nei termini e nelle lingue delle diverse culture i messaggi che la Chiesa vuole dare al mondo di oggi.
D. – Con la loro capacità di arrivare ovunque, superando barriere naturali o umane, le onde radio sono un simbolo di libertà. Quella libertà che la Radio Vaticana ha servito e difeso, quando la voce del Papa o quella della Chiesa sono state in pericolo. Come individua questa missione nel presente e nel prossimo futuro della Radio Vaticana?
R. – Io sento molto alcune priorità anche nell’attività specificatamente radiofonica della Radio Vaticana, ad esempio l’Africa, ad esempio il Medio Oriente: aree che sono critiche o per problemi relativi al loro sviluppo o per problemi relativi alla pace e alla guerra. Per queste aree noi dobbiamo continuare ad essere particolarmente presenti e per queste aree spesso l’onda radio rimane una delle vie più solide, che non possono essere interrotte, per raggiungere tante persone che altrimenti non avrebbero la possibilità di ascoltare un messaggio come avveniva anche in decenni passati. La vocazione della Radio Vaticana come voce per la libertà, per il sostegno di coloro che soffrono, per il sostegno dei poveri, per il sostegno delle persone perseguite, rimane essenziale. Purtroppo, la storia del mondo continua a presentare questi problemi e noi ci sentiamo particolarmente sfidati da questi problemi. (mg)
Benedetto XVI per la Giornata delle Vocazioni: riscoprire la bellezza del sacerdozio e della vita consacrata
Le famiglie, “comunità di vita e di amore”, luogo per riscoprire la bellezza del sacerdozio e della vita consacrata. Lo sottolinea Benedetto XVI nel Messaggio per la prossima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che sarà celebrata il 29 aprile. Servizio di Roberta Gisotti.
“Le vocazioni dono della Carità di Dio”: tema della Giornata, occasione per riflettere sulla “verità profonda della nostra esistenza”, racchiusa - sottolinea Benedetto XVI nel suo Messaggio - in un “sorprendente mistero”, laddove ogni creatura, in particolare ogni persona umana, è frutto di un pensiero e di un atto di amore di Dio, amore immenso, fedele, eterno”. “La scoperta di questa realtà è ciò che cambia veramente la nostra vita nel profondo”, ci ricorda il Papa. “Si tratta di un amore senza riserve che ci precede, ci sostiene e ci chiama lungo il cammino della vita e ha la sua radice nell’assoluta gratuità di Dio”. “Ogni specifica vocazione nasce, infatti, - spiega ancora il Santo Padre - dall’iniziativa di Dio”. “È Lui a compiere il ‘primo passo’ e non a motivo di una particolare bontà riscontrata in noi, bensì in virtù della presenza del suo stesso amore ‘riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo’. “La misura alta della vita cristiana” consiste allora “nell’amare ‘come’ Dio”. E’ “nell’apertura all’amore di Dio e come frutto di questo amore, nascono e crescono tutte le vocazioni”. “Parola, preghiera ed Eucarestia sono il tesoro prezioso per comprendere la bellezza di una vita totalmente spesa per il Regno” di Dio. Sollecita quindi Benedetto XVI le Chiese locali a farsi luogo di attento discernimento e di profonda verifica vocazionale”, offrendo ai giovani “un saggio e vigoroso accompagnamento spirituale”, e perché nelle famiglie “comunità di vita e di amore” i giovani possano riscoprire “la bellezza e l’importanza del sacerdozio e della vita consacrata”. “In questo modo la comunità cristiana – conclude Benedetto XVI - diventa essa stessa manifestazione della carità di Dio che custodisce in sé ogni chiamata”.
Pubblicato il Messaggio del Papa per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Testo integrale
E’ stato pubblicato il Messaggio del Papa per la 49.ma Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni che sarà celebrata il 29 aprile sul tema “Le vocazioni dono della Carità di Dio”. “Nell’apertura all’amore di Dio e come frutto di questo amore – scrive Benedetto XVI - nascono e crescono tutte le vocazioni”. “Noi siamo amati da Dio – si legge nel Messaggio - ‘prima’ ancora di venire all’esistenza! Mosso esclusivamente dal suo amore incondizionato, Egli ci ha ‘creati dal nulla’ (cfr 2Mac 7,28) per condurci alla piena comunione con Sé … La verità profonda della nostra esistenza è, dunque, racchiusa in questo sorprendente mistero: ogni creatura, in particolare ogni persona umana, è frutto di un pensiero e di un atto di amore di Dio, amore immenso, fedele, eterno (cfr Ger 31,3). La scoperta di questa realtà è ciò che cambia veramente la nostra vita nel profondo”. Quindi il Papa precisa: “Ogni specifica vocazione nasce, infatti, dall’iniziativa di Dio, è dono della Carità di Dio! È Lui a compiere il ‘primo passo’ e non a motivo di una particolare bontà riscontrata in noi, bensì in virtù della presenza del suo stesso amore «riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5,5)”. Di seguito il testo integrale del Messaggio:
Cari fratelli e sorelle!
la XLIX Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 29 aprile 2012, quarta domenica di Pasqua, ci invita a riflettere sul tema: Le vocazioni dono della Carità di Dio. La fonte di ogni dono perfetto è Dio Amore - Deus caritas est -: «chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1 Gv 4,16). La Sacra Scrittura narra la storia di questo legame originario tra Dio e l’umanità, che precede la stessa creazione. San Paolo, scrivendo ai cristiani della città di Efeso, eleva un inno di gratitudine e lode al Padre, il quale con infinita benevolenza dispone lungo i secoli l’attuarsi del suo universale disegno di salvezza, che è disegno d’amore. Nel Figlio Gesù - afferma l’Apostolo - Egli «ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità» (Ef 1,4). Noi siamo amati da Dio “prima” ancora di venire all’esistenza! Mosso esclusivamente dal suo amore incondizionato, Egli ci ha “creati dal nulla” (cfr 2Mac 7,28) per condurci alla piena comunione con Sé.
Preso da grande stupore davanti all’opera della provvidenza di Dio, il Salmista esclama: “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?” (Sal 8,4-5). La verità profonda della nostra esistenza è, dunque, racchiusa in questo sorprendente mistero: ogni creatura, in particolare ogni persona umana, è frutto di un pensiero e di un atto di amore di Dio, amore immenso, fedele, eterno (cfr Ger 31,3). La scoperta di questa realtà è ciò che cambia veramente la nostra vita nel profondo. In una celebre pagina delle Confessioni, sant’Agostino esprime con grande intensità la sua scoperta di Dio somma bellezza e sommo amore, un Dio che gli era stato sempre vicino, ma al quale finalmente apriva la mente e il cuore per essere trasformato: “Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace” (X, 27.38). Con queste immagini, il Santo di Ippona cerca di descrivere il mistero ineffabile dell’incontro con Dio, con il Suo amore che trasforma tutta l’esistenza.
Si tratta di un amore senza riserve che ci precede, ci sostiene e ci chiama lungo il cammino della vita e ha la sua radice nell’assoluta gratuità di Dio. Riferendosi in particolare al ministero sacerdotale, il mio predecessore, il Beato Giovanni Paolo II, affermava che «ogni gesto ministeriale, mentre conduce ad amare e a servire la Chiesa, spinge a maturare sempre più nell’amore e nel servizio a Gesù Cristo Capo, Pastore e Sposo della Chiesa, un amore che si configura sempre come risposta a quello preveniente, libero e gratuito di Dio in Cristo» (Esort. ap. Pastores dabo vobis, 25). Ogni specifica vocazione nasce, infatti, dall’iniziativa di Dio, è dono della Carità di Dio! È Lui a compiere il “primo passo” e non a motivo di una particolare bontà riscontrata in noi, bensì in virtù della presenza del suo stesso amore «riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5,5).
In ogni tempo, alla sorgente della chiamata divina c’è l’iniziativa dell’amore infinito di Dio, che si manifesta pienamente in Gesù Cristo. Come ho scritto nella mia prima Enciclica Deus caritas est, «di fatto esiste una molteplice visibilità di Dio. Nella storia d’amore che la Bibbia ci racconta, Egli ci viene incontro, cerca di conquistarci - fino all’Ultima Cena, fino al Cuore trafitto sulla croce, fino alle apparizioni del Risorto e alle grandi opere mediante le quali Egli, attraverso l’azione degli Apostoli, ha guidato il cammino della Chiesa nascente. Anche nella successiva storia della Chiesa il Signore non è rimasto assente: sempre di nuovo ci viene incontro - attraverso uomini nei quali Egli traspare; attraverso la sua Parola, nei Sacramenti, specialmente nell’Eucaristia» (n. 17).
L’amore di Dio rimane per sempre, è fedele a se stesso, alla «parola data per mille generazioni» (Sal 105,8). Occorre, pertanto, riannunciare, specialmente alle nuove generazioni, la bellezza invitante di questo amore divino, che precede e accompagna: esso è la molla segreta, è la motivazione che non viene meno, anche nelle circostanze più difficili.
Cari fratelli e sorelle, è a questo amore che dobbiamo aprire la nostra vita, ed è alla perfezione dell’amore del Padre (cfr Mt 5,48) che ci chiama Gesù Cristo ogni giorno! La misura alta della vita cristiana consiste infatti nell’amare “come” Dio; si tratta di un amore che si manifesta nel dono totale di sé fedele e fecondo. Alla priora del monastero di Segovia, in pena per la drammatica situazione di sospensione in cui egli si trovava in quegli anni, San Giovanni della Croce risponde invitandola ad agire secondo Dio: «Non pensi ad altro se non che tutto è disposto da Dio; e dove non c’è amore, metta amore e raccoglierà amore» (Epistolario, 26).
Su questo terreno oblativo, nell’apertura all’amore di Dio e come frutto di questo amore, nascono e crescono tutte le vocazioni. Ed è attingendo a questa sorgente nella preghiera, con l’assidua frequentazione della Parola e dei Sacramenti, in particolar modo dell’Eucaristia, che è possibile vivere l’amore verso il prossimo nel quale si impara a scorgere il volto di Cristo Signore (cfr Mt 25,31-46). Per esprimere il legame inscindibile che intercorre tra questi “due amori” – l’amore verso Dio e quello verso il prossimo - scaturiti dalla medesima sorgente divina e ad essa orientati, il Papa San Gregorio Magno usa l’esempio della pianticella: «Nel terreno del nostro cuore [Dio] ha piantato prima la radice dell’amore verso di Lui e poi si è sviluppato, come chioma, l’amore fraterno» (Moralium Libri, sive expositio in Librum B. Job, Lib. VII, cap. 24, 28; PL 75, 780D).
Queste due espressioni dell’unico amore divino, devono essere vissute con particolare intensità e purezza di cuore da coloro che hanno deciso di intraprendere un cammino di discernimento vocazionale verso il ministero sacerdotale e la vita consacrata; ne costituiscono l’elemento qualificante. Infatti, l’amore per Dio, di cui i presbiteri e i religiosi diventano immagini visibili - seppure sempre imperfette - è la motivazione della risposta alla chiamata di speciale consacrazione al Signore attraverso l’Ordinazione presbiterale o la professione dei consigli evangelici. Il vigore della risposta di san Pietro al divino Maestro: «Tu lo sai che ti voglio bene» (Gv 21,15), è il segreto di una esistenza donata e vissuta in pienezza, e per questo ricolma di profonda gioia.
L’altra espressione concreta dell’amore, quello verso il prossimo, soprattutto verso i più bisognosi e sofferenti, è la spinta decisiva che fa del sacerdote e della persona consacrata un suscitatore di comunione tra la gente e un seminatore di speranza. Il rapporto dei consacrati, specialmente del sacerdote, con la comunità cristiana è vitale e diventa anche parte fondamentale del loro orizzonte affettivo. Al riguardo, il Santo Curato d’Ars amava ripetere: «Il prete non è prete per sé; lo è per voi» (Le curé d’Ars. Sa pensée – Son cœur, Foi Vivante, 1966, p. 100).
Cari Fratelli nell’episcopato, cari presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate, catechisti, operatori pastorali e voi tutti impegnati nel campo dell’educazione delle nuove generazioni, vi esorto con viva sollecitudine a porvi in attento ascolto di quanti all’interno delle comunità parrocchiali, delle associazioni e dei movimenti avvertono il manifestarsi dei segni di una chiamata al sacerdozio o ad una speciale consacrazione. È importante che nella Chiesa si creino le condizioni favorevoli affinché possano sbocciare tanti “sì”, quali generose risposte alla chiamata di amore di Dio.
Sarà compito della pastorale vocazionale offrire i punti di orientamento per un fruttuoso percorso. Elemento centrale sarà l’amore alla Parola di Dio, coltivando una familiarità crescente con la Sacra Scrittura e una preghiera personale e comunitaria attenta e costante, per essere capaci di sentire la chiamata divina in mezzo a tante voci che riempiono la vita quotidiana. Ma soprattutto l’Eucaristia sia il “centro vitale” di ogni cammino vocazionale: è qui che l’amore di Dio ci tocca nel sacrificio di Cristo, espressione perfetta di amore, ed è qui che impariamo sempre di nuovo a vivere la “misura alta” dell’amore di Dio. Parola, preghiera ed Eucaristia sono il tesoro prezioso per comprendere la bellezza di una vita totalmente spesa per il Regno.
Auspico che le Chiese locali, nelle loro varie componenti, si facciano “luogo” di attento discernimento e di profonda verifica vocazionale, offrendo ai giovani e alle giovani un saggio e vigoroso accompagnamento spirituale. In questo modo la comunità cristiana diventa essa stessa manifestazione della Carità di Dio che custodisce in sé ogni chiamata. Tale dinamica, che risponde alle istanze del comandamento nuovo di Gesù, può trovare eloquente e singolare attuazione nelle famiglie cristiane, il cui amore è espressione dell’amore di Cristo che ha dato se stesso per la sua Chiesa (cfr Ef 5,32). Nelle famiglie, «comunità di vita e di amore» (Gaudium et spes, 48), le nuove generazioni possono fare mirabile esperienza di questo amore oblativo. Esse, infatti, non solo sono il luogo privilegiato della formazione umana e cristiana, ma possono rappresentare «il primo e il miglior seminario della vocazione alla vita di consacrazione al Regno di Dio» (GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Familiaris consortio, 53), facendo riscoprire, proprio all’interno della famiglia, la bellezza e l’importanza del sacerdozio e della vita consacrata. I Pastori e tutti i fedeli laici sappiano sempre collaborare affinché nella Chiesa si moltiplichino queste «case e scuole di comunione» sul modello della Santa Famiglia di Nazareth, riflesso armonico sulla terra della vita della Santissima Trinità.
Con questi auspici, imparto di cuore la Benedizione Apostolica a voi, Venerati Fratelli nell’episcopato, ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle religiose e a tutti i fedeli laici, in particolare ai giovani e alle giovani che con cuore docile si pongono in ascolto della voce di Dio, pronti ad accoglierla con adesione generosa e fedele.
La Grecia approva il piano anticrisi per gli aiuti europei. Ad Atene scene di guerriglia: incendi e negozi distrutti
Si contano i danni il giorno dopo le proteste di piazza che hanno sconvolto Atene: oltre 40 gli edifici dati alle fiamme, mentre il Parlamento ha approvato, nella notte, le pesanti misure anticrisi. Adesso il Paese ellenico potrà accedere al nuovo prestito da 130 miliardi di euro concordato con L’Ue, La Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale. Massimiliano Menichetti:
Mai fino ad ora Atene era stata devastata a tal punto dalle proteste. Nel giorno, difficile, dell’approvazione delle misure economiche anticrisi da 3,3 miliardi di euro chieste dalla Troika che di fatto impongono sacrifici pesantissimi alla popolazione (si parla anche di 15mila licenziamenti nel settore pubblico, tagli agli stipendi, alle pensioni e alla difesa), la capitale ellenica è stata incendiata dai gruppi violenti: palazzi, cinema, bar, banche e autoveicoli sono stati dati alle fiamme. Manifestazioni anche a Salonicco, seconda città del Paese. Scontri corpo a corpo si sono registrati ad Atene. Lanciate bombe artigianali, contro la polizia che ha risposto con cariche e lacrimogeni, mentre migliaia di manifestanti hanno assediato piazza Syntagma davanti al Parlamento che questa notte ha votato a favore della legge che introduce le misure di austerità. 278 i parlamentari presenti, 199 i “sì” al piano concordato con l’Ue, il Fmi e la Bce. 74 i “no”, “allontanati” i 40 parlamentari di maggioranza che non si sono allineati. Presto dunque arriveranno nel Paese 130 miliardi di euro, serviranno ad arginare il rischio di insolvenza e tenere ancorata la Grecia all’Euro. Il premier Lucas Papademos e di fatto tutti i leader di partito hanno lanciato appelli alla calma e condannato le violenze. Circa 40 gli arresti, 60 i feriti; ma questa mattina Twitter mostra ancora colonne di fumo.
Massimiliano Menichetti ha raggiunto telefonicamente ad Atene Antonio Ferrari editorialista del Corriere della Sera:
R. - Si è avuta l’immagine totale di questa situazione a dir poco tragica e cioè da una parte il Parlamento che ha dovuto approvare questo pacchetto di “lacrime e sangue”, perché come ha detto il primo ministro tecnico Papademos: “se non viene approvato, non saremo in grado di pagare stipendi e pensioni, di far vivere gli ospedali, di far vivere le scuole e soprattutto di comprare quello che ci serve dall’estero”. Dall’altra parte, c’è una piazza di gente fatta di tre livelli. La gente che per la prima volta forse andava in piazza, quella maggioranza silenziosa e quasi rassegnata; poi la gente arrabbiata perché non ce la fa più; infine, ci sono i facinorosi, quelli che si staccano da un corteo, dalla protesta, che mettono il passamontagna e che cominciano ad attaccare e a devastare la città.
D. – Atene però sembra entrata in un vicolo cieco. Da una parte è obbligata a seguire la via delle restrizioni, dall’altra i manifestanti in piazza. Ma cosa si cerca, la caduta del governo?
R. – E’ chiaro che il governo sta un po’ in bilico. Probabilmente prima o poi cadrà da solo in quanto alcuni partiti, tra cui Nuova Democrazia, che è il primo responsabile della situazione di oggi, avendo truccato i conti inviati a Bruxelles, desidera le elezioni; ma ci sono altri che vorrebbero le elezioni, forse meno il Pasoq, che è in caduta libera. La sinistra radicale vuole queste elezioni. Il primo ministro tecnico però dovrebbe scegliere, i suoi ministri e non farseli imporre dai partiti. Comunque il governo, in fondo, ha fatto quello che doveva, il necessario per cercare di allontanare lo spettro della bancarotta. Adesso si potrà respirare un po’, per qualche mese, forse per un anno, ma dopo che cosa accadrà? Un Paese, dopo tre anni di recessione, è in grado di ripartire, quando addirittura gi stipendi base sono stati tagliati del 22 per cento dopo tutti i tagli che erano stati operati precedentemente? Sono queste le domande che si pone la gente. E’ chiaro che i facinorosi, i “Black Bloc”, che sono poche centinaia, sfruttano la rabbia della gente, gente esacerbata, gente che non ne può davvero più e che si ribella alla classe politica. I facinorosi sfruttano questa situazione senza un preciso obiettivo, se non quello del “tanto peggio, tanto meglio”. E la popolazione a questo punto dice: che cosa possiamo fare? Come potremmo sopravvivere? Sono queste le domande sociali di oggi in Grecia.
D. – Le persone, in sostanza, vivono una profonda incertezza?
R. – Assolutamente sì, profonda incertezza, anche perché questo è un popolo molto orgoglioso, con un grande senso dell’orgoglio nazionale, forse più di altri. Se la gente avesse la certezza che queste misure fossero sufficienti per far ripartire il Paese, per uscire dalla crisi, farebbe questi sacrifici senza protestare o comunque protestando in maniera assolutamente civile. Ma visto che non c’è questa convinzione, c’è chi dice: “cosa li facciamo a fare se dopo non servirà a niente”? Però se si fossero lasciate le cose come erano, se si fosse votato “no” ai provvedimenti anticrisi, oggi, molto probabilmente, ci sarebbe quello scenario da incubo di cui parlava il premier Papademos. Quindi è veramente un vicolo cieco, forse l’errore è stato all’inizio, un po’ troppo presuntuosamente, pensare di avere le strutture adatte per entrare nell’Euro. (bf)
Nucleare. Si concludono oggi i colloqui tra Iran e Cina
Nel pieno della crisi nucleare iraniana, si concludono oggi a Teheran i colloqui tra Iran e Cina, che ha inviato nella Repubblica islamica una folta rappresentanza diplomatica. In agenda i rapporti economici tra i due Paesi, le forniture energetiche, ma anche il contenzioso nucleare e le sanzioni occidentali all’Iran, alle quali Pechino è contraria. Stefano Vecchia:
La missione della Lega Araba lascia la Siria. Continua la repressione
La crisi siriana è a una svolta. La Lega Araba abbandona definitivamente Assad e si schiera con l’opposizione. Continua intanto, durissima, la repressione del regime. La città di Zabadani si è arresa dopo giorni di bombardamenti, mentre la resistenza cerca di salvare Homs. Il servizio di Marina Calculli:
Sulla Siria, intanto, si allunga la mano di al-Qaeda: il capo dell’organizzazione terroristica, Ayman al-Zawahiri, ha espresso in un messaggio il suo sostegno all’opposizione. Un’opposizione fin qui unita, ma che rischia pericolosamente di dividersi secondo i tanti gruppi religiosi che compongono il Paese, come afferma Fulvio Scaglione, vicedirettore di "Famiglia Cristiana":
R. - E’ stata la repressione violenta del regime a rimescolare le carte. Un anno fa, quando tutto è cominciato, le richieste partivano soprattutto dalla maggioranza sunnita della popolazione e da quanti dediti al commercio e alle attività produttive della Siria che soffrivano di una crisi economica ormai evidente e anche di una condizione di sudditanza nei confronti della minoranza alawita che - Assad in testa - governa il Paese. Ma erano richieste piuttosto modeste: un po’ più di democrazia, elezioni per il parlamento reali e non finte, la fine dei processi militari a carico dei civili. Poi la repressione violenta di Assad ha fatto saltare in aria questo quadro relativamente composto. Ora sul campo abbiamo interlocutori anche difficili da identificare perché il cosiddetto esercito di liberazione, formato da militari disertori e dissidenti ha contorni piuttosto ancora oscuri. Il fronte di liberazione nazionale è in realtà abbastanza separato da quello che succede sulle strade e anche lui ha contorni difficili da individuare.
D. – Proprio per questo, parte della comunità internazionale ha difficoltà nel portare avanti un aiuto concreto all’opposizione nei confronti di Assad?
R. - Questo sì, ma anche la comunità internazionale continua ad evitare, perché ci sono confronti contrapposti, lo abbiamo visto nei giorni scorsi: Cina e Russia da un lato, Stati Uniti e altri Paesi dall’altro. E’ chiaro che in questo momento il vantaggio politico sta dalla parte degli Stati Uniti e dell’Occidente, in generale, e che Russia e Cina vedono estinguersi un regime quello di Assad appoggiato per anni.
D. – Da mesi si continua a morire ogni giorno in Siria. Come sta vivendo la gente in particolare la minoranza cristiana?
R. – C’è sicuramente una percentuale di cristiani nelle strade e siccome i cristiani in Siria sono circa il 10 per cento della popolazione. Dobbiamo ragionevolmente pensare che il 10 per cento delle vittime che ogni giorno cadono per mano dell’esercito di Assad siano cristiani. Molto spesso le manifestazioni popolari vengono condotte all’insegna dell’unità tra le differenti fedi, però il rischio di una frammentazione è forte, proprio a causa della politica violenta di Assad perché se la questione si trasforma e non si tratta più del popolo della Siria contro il regime ma dei sunniti, che sono la maggioranza, contro gli alawiti, che sono un ramo degli sciiti e sono minoranza ma hanno il potere, questa che è già una guerra civile può diventare una guerra settaria ed è ancora peggio. (bf)
Grecia. Atene in fiamme mentre il Parlamento approva la misure anticrisi
Atene in fiamme per le proteste mentre il Parlamento ha votato, nella notte, le durissime misure anticrisi che consentiranno al Paese ellenico di accedere al nuovo prestito da 130 miliardi di euro concordato con L’UE, La Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale. Condannate le violenze da tutti gli schieramenti politici. Massimiliano Menichetti:
Mai fino ad ora Atene era stata devastata a tal punto dalle proteste. Nel giorno, difficile, dell’approvazione delle misure economiche anticrisi chieste dalla Troika che di fatto impongono sacrifici pesantissimi alla popolazione (si parla di 15mila tagli nel settore pubblico), la capitale ellenica è stata incendiata dai gruppi violenti: palazzi, cinema, bar, banche auto e fermate dell’autobus sono stati dati alle fiamme. Scontri corpo a corpo si sono registrati ad Atene. Lanciate bombe artigianali, contro la polizia che ha risposto con cariche e lacrimogeni, mentre migliaia di manifestanti hanno assediato piazza Syntagma davanti il Parlamento che questa notte ha votato a favore della legge che introduce le misure di austerità. 278 i parlamentari presenti, 199 i “si” al piano concordato con l’Ue, il FMI e la BCE. 74 i “no”, “allontanati” i 40 parlamentari di maggioranza che non si sono allineati. Presto dunque arriveranno nel Paese 130 miliardi di euro, serviranno ad arginare il rischio di insolvenza e tenere ancorata la Grecia all’Euro. Il premier Lucas Papademos e di fatto tutti i leader di partito hanno lanciato appelli alla calma e condannato le violenze. Circa 40 gli arresti, 60 i feriti; ma questa mattina Twitter mostra ancora colonne di fumo alzarsi da Atene.
E sulla situazione in Grecia Massimiliano Menichetti ha raggiunto telefonicamente ad Atene Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera:
Siria: la Lega araba chiede l'intervento dell'Onu
I ministri degli Esteri della Lega Araba, riuniti al Cairo, hanno deciso di porre fine alla propria missione in Siria, e di chiedere all'Onu di formare "una forza di mantenimento della pace arabo-Onu, per controllare il cessate il fuoco" nel Paese. La Lega ha anche stabilito di sospendere ogni collaborazione diplomatica con Damasco, e ha scelto come interlocutore l'opposizione, alla quale darà "sostegno politico e materiale". Inoltre, la Lega araba ha chiesto che siano puniti i colpevoli di violenze contro i civili.
Grecia scontri davanti al Parlamento prima del voto sulle misure anticrisi volute dall’Ue
Occhi puntati sulla Grecia dove il Parlamento si appresta a votare entro la mezzanotte, l’accordo del governo con la Troika (Ue-Fmi-Bce) necessario per ricevere il prestito da 130 miliardi di euro ed evitare il default. “Siamo giunti al punto zero, senza queste misure il Paese arriverebbe ad una catastrofe”. Così ieri sera il premier Papademos in un discorso alla nazione, ma le proteste non si placano. Scontri tra polizia e manifestanti in Piazza Syntagma ad Atene: decine i feriti tra le forze dell’ordine. Il servizio di Cecilia Seppia
In Parlamento una discussione fiume sull’approvazione delle misure volute dall’Ue per evitare la bancarotta di Atene, e fuori esplode di nuovo la rabbia della gente. Sotto assedio piazza Syntgma dove si segnalano scontri tra polizia in assetto antisommossa e manifestanti con lancio di sassi, bottiglie molotov e lacrimogeni. In azione anche i Black Bloc: muniti di passamontagna e maschere antigas. Continuano intanto le defezioni dall’esecutivo. Oggi le dimissioni di un altro deputato, il quinto dall’inizio della settimana, e mentre i partiti di maggioranza offrono compatti il loro sostegno, almeno 13 conservatori e sette socialisti hanno annunciato che voteranno contro il piano che prevede una radicale riforma del mercato del lavoro con tagli di oltre il 20 per cento al salario minimo, tagli alle pensioni ma anche una drastica economia di spesa in settori come la difesa, la sanità e le autonomie locali. La Grecia intende lanciare tra oggi e venerdì prossimo l'offerta pubblica ai suoi creditori privati per la ristrutturazione del debito, ha detto intervenendo in aula il ministro delle finanze greco Venizelos. Atteso a breve anche il discorso del premier Papademos che ieri sera ha avvertito la nazione: "Siamo al punto zero, bisogna evitare la catastrofe economica e sociale. Rassicurazioni da Berlino: la Grecia resterà nell’euro ma deve dimostrare responsabilità ha dichiarato il ministro dell’economia tedesco Shaeuble.
Crolla, sotto il peso della neve, la campata del Santuario del Santissimo Crocifisso di Urbania
Il peso della neve ha provocato uno squarcio nella campata della navata centrale del Santuario del Santissimo Crocifisso di Urbania, dove è conservata un'opera di Federico Barocci, la Madonna con bambino (1605-1612). Il dipinto è stato portato in salvo. A Urbino ha ceduto una trave del Convento di San Francesco, che ospita la Cappella Albani. Lesionata dalla neve anche parte della volta della Chiesa dei Cappuccini, di proprietà dell'Università Carlo Bo. Nella volta del Santissimo Crocifisso ''si è aperto un grosso squarcio'' spiega l'assessore al Turismo e Istruzione di Urbania Giulio Fantoni. ''E' venuto giù tutto, ma abbiamo fatto in tempo a spostare le opere d'arte e gli arredi in un luogo sicuro''. Due giorni fa a Urbania è stata chiusa anche una parte del Palazzo Ducale, la Sala del Trono, interessata da infiltrazioni d'acqua. Per precauzione sono stati spostati i due preziosi globi cinquecenteschi di Gerardo Mercatore e le incisioni. Tutte le operazioni vengono svolte con il coordinamento delle Soprintendenze ai beni monumentali e artistici: ma a Urbania, Urbino e negli altri comuni c'è 'grande preoccupazione'' per la tutela di un patrimonio inestimabile come quello che punteggia le chiese e i palazzi storici del Montefeltro, sommerso da 3-4 metri di neve.